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Affronta la tua giornata con una sana risata

maschera del carnevale di Venezia

Carnevale è la festa più amata dell’anno e, per i religiosi che rispettano la Quaresima, l’ultima occasione di fare “il pieno” di festa prima dei lunghi giorni di penitenza e digiuno. Dato che dipende dalla Pasqua, Carnevale non ha una data sempre precisa. Per sapere quando cade, basta prendere in considerazione la domenica di Pasqua (che cade sempre tra il 22 marzo e il 25 aprile) e sottrarre sei settimane: le prime cinque sono di Quaresima, la sesta è dedicata al Carnevale.

La durata dei festeggiamenti varia un po’ a seconda delle tradizioni presente in tutta Italia. Nonostante questo, martedì grasso è sentito da tutti come la “giornata ufficiale del Carnevale“. Questo perché martedì grasso è l’ultimo giorno di festa e quindi l’ultima occasione per darsi alla pazza gioia. Secondo la tradizione cristiana, martedì grasso rappresentava la vigilia della Quaresima. Quindi si approfittava di questo giorno festoso per abbuffarsi a più non posso di cibi vietati nelle settimane successive portando all’estremo la tendenza iniziata con giovedì grasso. Oggi la ricorrenza ha perso gran parte della sua connotazione religiosa. Tuttavia rimane affermata la sua occasione di festa e divertimento soprattutto per i più piccoli.

A seconda della località, Carnevale può durare due settimane ed è un periodo in cui si balla, ci si maschera e si commettono azioni di licenziosità. Il carnevale è solitamente festeggiato da nazioni cattoliche del Sud Europa e dell’ America Latina.

La foto di un telefono che si spegne con il simbolo della batteria scarica

Nomofobia

Sostantivo

Etimologia

Il neologismo (2008) Nomofobia deriva dal corrispondente inglese nomophobia composto da no-mo(bile) = nel senso di "senza telefono cellulare" + suffisso greco-fobia (-ϕοβία) = "paura".

Significato

La Nomofobia è una sindrome che fa parte delle dipendenze da cellulare che si identifica attraverso la paura di rimanere disconnessi dalla rete di telefonia mobile. Il soggetto che presenta questa sindrome cerca il contatto continuo ed esasperato con l’apparecchio tecnologico (come lo smartphone), che gli consente di avere la sensazione di tenere sotto controllo la situazione costantemente. I motivi possono essere i più disparati, dal senso di sicurezza fornito dall’essere rintracciabili in ogni momento alle esigenze lavorative di chi deve essere reperibile praticamente 24 ore su 24.

Caratteristiche della nomofobia

Tra i rischi di chi soffre di nomofobia c’è quello di innescare un meccanismo di dipendenza patologica nella quale non si riesce più a fare a meno di una connessione internet e di un cellulare. La paura di essere disconnessi può portare ad esperire vissuti di ansia e depressione e anche la sola idea di essere senza smartphone genera malessere, irrequietezza ed aggressività.

Le caratteristiche psicologiche e comportamentali che distinguono la dipendenza, da una ponderata e controllata attività di utilizzo dello smartphone, possono essere:

  • L’uso regolare del telefono cellulare ed il trascorrere molto tempo su di esso;
  • l’avere sempre con sé uno o più dispositivi ed il caricabatterie, per evitare di restare senza batteria;
  • il mantenere sempre il credito;
  • l’esperire vissuti di ansia e nervosismo al solo pensiero di perdere il proprio portatile o quando il telefono cellulare non è disponibile o non utilizzabile;
  • il monitoraggio costante dello schermo del telefono, per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate, o della batteria, per controllare se il telefono è scarico;
  • il mantenere il telefono cellulare acceso sempre (24 ore al giorno);
  • l’andare a dormire con cellulare o tablet a letto;
  • l’uso dello smartphone in posti poco pertinenti.
Curiosità

Uno studio ha dimostrato che solo nel Regno Unito soffre di nomofobia più del 53% della popolazione dotata di cellulare, stranamente a seguito di questa rivelazione le app forniscono un servizio di trasporto automobilistico privato sono state aggiornate chiedendo l'autorizzazione all'accesso ai parametri del telefono (tra cui lo stato della batteria). In seguito alcune associazioni per la difesa dei consumatori hanno dichiarato che queste app raddoppiano i prezzi quando la batteria è in riserva.

descrizione sottoRitratto in china di Amerigo Vespucci.

Eponimo

Etimologia

Dal greco: epónymos, composto da epi = "sopra" + onoma = "nome". Che mette sopra il nome.

Significato
  1. Un eponimo in generale, è chi dà il proprio nome ad una scoperta, un prodotto o ad un movimento.
  2. Un eponimo nel mito, è un personaggio che dà il proprio nome ad un luogo o ad una stirpe.
  3. Un eponimo nell'antica Grecia e nell'antica Roma, era il magistrato che dava il proprio nome all'anno in cui era in carica.
Curiosità

Gli esempi classici di questa parola sono piuttosto ristretti: sono eponimi i grandi personaggi, divini o eroici. Pensiamo alla dea Atena che dà il nome ad Atene, al re Egeo che dà il nome al Mare Egeo, o alla gens Giulia romana, che aveva per mitico eponimo Iulo (il figlio di Enea). Inoltre, gli Arconti ad Atene e i Consoli a Roma erano magistrati eponimi nel senso che davano il nome al periodo in cui erano in carica: ad esempio, a Roma, per indicare il 345 avanti Cristo si sarebbe detto: l'anno in cui furono consoli Marco Fabio Dorsuo e Servio Sulpicio Camerino Rufo. Non sembra una computazione del tempo comodissima, ma così era.
L'uso di questo significato, col tempo si è però molto esteso: si parla di eponimia in tutte le migliaia di casi in cui qualcuno dà il proprio nome a qualcosa: scoperte geografiche, unità di misura, invenzioni, malattie, parti anatomiche, movimenti politici, scuole o circoli o stili artistici, periodi storici, religioni, e perfino nei casi di personaggi dalle caratteristiche proverbiali. Seguendo a ruota con esempi: Amerigo Vespucci eponimo d'America, Alessandro Volta per l'unità di misura della tensione il Volt, Rudolf Diesel per il noto motore o Louis Braille per il carattere di scrittura per non vedenti, e poi pensiamo al morbo di alzheimer, alle tube di falloppio, allo sciovinismo, al gabinetto vieusseux, ad una vicenda kafkiana, al manicheismo, ad un appetito pantagruelico. Infine a chi non "scappa" di chiamare jeep tutti i fuoristrada? Tutti eponimi.

Tito Livio

busto in marmo del persoaggio viso triangolare scavato in testa una kippah(59 avanti Cristo - 17 dopo Cristo)
Tito Livio, il cui cognome è sconosciuto, è stato uno storico romano, autore di un'opera monumentale sulla storia di Roma, gli Ab Urbe Condita libri CXLII, dalla sua fondazione fino alla morte di Druso, figliastro di Augusto nel 9 avanti Cristo.

Versione latino

Frangar non flectar

Analisi del testo

Mi spezzerò ma non mi piegherò

Erroneamente è usata come motto gentilizio oppure anche per indicare un'integrità morale che non cede davanti a nessuna minaccia o pericolo. In realtà trasmette solo ottuso orgoglio. La frase non è documentata nella letteratura classica, ma il nesso flectere - frangere è invece presente variamente interpretato nella letteratura latina del periodo aureo: Tito Livio Historiae II, 23; Lucano, Pharsalia III, 554; Ovidio Ars II, 180; Seneca Thyestes 200 (flecti non potest, frangi potest).

È interessante il significato del nesso presentato nella sentenza di Publilio Siro nella lettera, 45

Ma il significato con cui è divulgata maggiormente è ispirato da un passo di Orazio:

Versione latino

Iustum et tenacem propositi virum non civium ardor prava iubentium, non voltus instantis tyranni mente quatit solida neque Auster, dux inquieti turbidus Hadriae, nec fulminantis magna manus Iovis: si fractus inlabatur orbis, inpavidum ferient ruinae

Analisi del testo

All'uom tenace nel suo buon proposito non muove il saldo cuor furia di popolo che iniquo imperversi o cipiglio di minaccioso dèspota, non l'Austro torbido del re del mobile Adriatico, non la gran destra del signor del fulmine se infranto precìpiti il mondo impavido ei starà nella ruina

Esalta la fermissima e incrollabile coerenza con i propri principi. Orazio con essa illustra l'ideale morale del popolo romano.

In Agostino invece si trova la locuzione di senso opposto: Flectar ne frangar.

Publilio Siro

busto in marmo del persoaggio capelli ricci viso tondo barba ricciaScrittore e drammaturgo romano
(78 avanti Cristo - 31 avanti Cristo)

Versione latino

Pudor si quem non flectit, non frangit timor

Analsi del testo

Se uno non è piegato dal pudore, non è spezzato dalla paura

Questo detto fa capire che la paura, sul palcoscenico o comunque di fronte ad un pubblico, nasce dal pudore.

Publilio Siro

busto in marmo del persoaggio capelli ricci viso tondo barba ricciaScrittore e drammaturgo romano
(78 avanti Cristo - 31 avanti Cristo)

Versione latino

Patientia animi occultas divitias habet

Analsi del testo

La pazienza dell'animo ha in sé ricchezze nascoste

Questa locuzione, che fa parte di un'ampia raccolta di circa 700 massime denominate "Sententiae", ci dice che la pazienza rappresenta quel piccolo grande tesoro nascosto in grado di farci superare tanti ostacoli che incontriamo nel corso della vita.

Tito Livio

busto in marmo del persoaggio viso triangolare scavato in testa una kippah(59 avanti Cristo - 17 dopo Cristo)
Tito Livio, il cui cognome è sconosciuto, è stato uno storico romano, autore di un'opera monumentale sulla storia di Roma, gli Ab Urbe Condita libri CXLII, dalla sua fondazione fino alla morte di Druso, figliastro di Augusto nel 9 avanti Cristo.

Versione latino

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

Analisi del testo

Mentre a Roma si delibera, Sagunto è espugnata

La locuzione esatta è: "Dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur". La frase non è pronunciata dagli ambasciatori di Sagunto per chiedere l'intervento di Roma per respingere l'assedio che nel 219 avanti Cristo il generale Cartaginese Annibale Barca aveva posto alla città, ma è l'amaro commento di Livio alla situazione (confer Livio, XXI, 7, 1). Roma tergiversò e dopo otto mesi di combattimenti la città si arrese e Annibale la rase al suolo. Questo attacco fu il casus belli della Seconda guerra punica.

Tito Livio

busto in marmo del persoaggio viso triangolare scavato in testa una kippah(59 avanti Cristo - 17 dopo Cristo)
Tito Livio, il cui cognome è sconosciuto, è stato uno storico romano, autore di un'opera monumentale sulla storia di Roma, gli Ab Urbe Condita libri CXLII, dalla sua fondazione fino alla morte di Druso, figliastro di Augusto nel 9 avanti Cristo.

Versione latino

Nulla lex satis commoda omnibus est

Analisi del testo

Nessuna legge è abbastanza comoda a tutti

Anche se il buon govarno riposa essenzialmente sulle buone leggi, sicuramente molte di queste andranno contro gli interessi di bottega di qualcuno. La cosa importante e che una legge non deve mai soffocare la vitalità e l'iniziativa del paese.

Tito Livio

busto in marmo del persoaggio viso triangolare scavato in testa una kippah(59 avanti Cristo - 17 dopo Cristo)
Tito Livio, il cui cognome è sconosciuto, è stato uno storico romano, autore di un'opera monumentale sulla storia di Roma, gli Ab Urbe Condita libri CXLII, dalla sua fondazione fino alla morte di Druso, figliastro di Augusto nel 9 avanti Cristo.

Versione latino

Ab urbe condita

oppure

Anno Urbis conditæ

oppure anche solo

Anno Urbis

Analisi del testo

Da quando la Città è stata fondata

L'espressione latina nelle sue versioni e in sigla AUC, AVC, a.U.c. oppure AU, si riferisce ad un sistema di calcolo degli anni che prese piede tra i Romani a partire dalla fine del periodo repubblicano: gli anni venivano computati a partire dal 753 avati Cristo, la presunta data che l'erudito Marco Terenzio Varrone aveva stabilito ai tempi di Giulio Cesare per la fondazione di Roma, l'Urbe, "la Città" per eccellenza. Questo computo era più diffuso in ambienti dotti che nella realtà popolare, dove, per misurare gli anni, era preferito l'uso di eponimi con il nome dei due consoli in carica (e questo uso rimontava agli inizi dell'età repubblicana).

La cosiddetta "data varroniana" era stata ricavata fissando al 509 avanti Cristo il primo anno della Repubblica e attribuendo 35 anni di regno a ciascuno dei sette re di Roma.

La storiografia moderna nega la fondazione della città come atto volontario, privilegiando invece l'ipotesi della progressiva riunione di villaggi pre-urbani sparsi, con un fenomeno di sinecismo urbano ricordato nei miti sulla fondazione stessa e nelle vicende dell'età regia.

Ab Urbe condita è anche un titolo di storiografia romana, opera di Tito Livio.

Tito Livio

busto in marmo del persoaggio viso triangolare scavato in testa una kippah(59 avanti Cristo - 17 dopo Cristo)
Tito Livio, il cui cognome è sconosciuto, è stato uno storico romano, autore di un'opera monumentale sulla storia di Roma, gli Ab Urbe Condita libri CXLII, dalla sua fondazione fino alla morte di Druso, figliastro di Augusto nel 9 avanti Cristo.

Versione latino

Hic manebimus optime

Analisi del testo

Qui resteremo benissimo

Motto con cui i senatori romani decisero di ricostruire sulle macerie la città distrutta dai Galli, invece di spostare a Veio. Questa è una frase molto famosa per indicare la ferma volontà di restare in un posto

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